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Una leggenda tutta viterbese...La storia di Galiana

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Si racconta che i Viterbesi, ogni anno, sacrificassero una ragazza ad una scrofa bianca un ferocissimo animale. Questa crudele usanza derivava dal fatto che Viterbo era stata fondata da un gruppo di Troiani rifugiatisi nel Lazio dopo la distruzione della loro città e proprio una cinghialessa miracolosamente aveva loro indicato in un'apparizione il luogo in cui dovevano fondare la nuova patria.

Il sacrificio veniva fatto a Pasqua quando l'orologio Vecchio sulla torre batteva il mezzogiorno. La fanciulla, sorteggiata fra le più belle e virtuose della città, veniva condotta fuori delle mura, presso il fiume Paradosso e lì incatenata ad un masso. Un anno fu sorteggiata Galiana, la ragazza più bella e virtuosa fra tutti i Viterbesi. Quando però la belva stava per attaccarla un leone uscito dal bosco si avventò sulla scrofa salvando la ragazza. L'orologio della torre suonò nuovamente dodici rintocchi (il tempo si era fermato) e il leone scomparve prodigiosamente com'era venuto. La cittadinanza riconoscente mise la sua immagine nella bandiera di Viterbo (che fino allora aveva avuto come simbolo l'unicorno), con accanto la pelle della scrofa, bianca con le quattro chiazze rosse delle ferite in forma di croce.

 

L'immagine è di Elise Desserne dalla guida-gioco turistica di Viterbo per portare a spasso mamma e papà "Alla conquista del leone d'oro" Ed. SetteCittà
Fonte della leggenda: http://www.bibliotecaviterbo.it/biblioteca-e-societa/1984_1-4/Polidori-Tiburli.pdf